Il valore della famiglia contro la nuova barbarie.

 

Luca Volontè

 

Presidente Onorario del PPE presso l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Presidente della Fondazione “Novae Terrae” (Italia).

 



Istituto della Democrazia e della Cooperazione

Carissimo Presidente e amici,


 

sono onorato di questo invito al vostro importante Istituto per la Democraza e Cooperazione, il tema di oggi è molto stimolante e coglie appieno la sfida odierna: ‘Difesa della famiglia e dei diritti dell’infanzia, una lotta comune della Russia e dell’Europa’.

Grazie di avermi invitato per poter ascoltare dalla esperienza viva degli altri relatori, le loro esperienze e le loro riflessioni.

“Il coraggio - diceva Plutarco - consiste non nello sfidare senza paura, ma avendo la mente fissa sulla giusta causa”. Noi tutti, a seconda dell’incarico temporaneo che abbiamo, siamo uomini e donne coraggiose!

Nella mia esperienza politica, durante i 16 anni di impegno nel Parlamento italiano e negli ultimi tre anni nella Assemblea Parlamentare del Consiglio di Europa, ho sempre agito con coraggio a partire dagli ideali fondamentali della civiltà cristiana: promozione della vita umana (dal concepimento alla morte naturale), famiglia (uomo, donna, bambini), libertà sociale e di educazione.

Questi ‘valori non negoziabili’, così descritti dall’intero magistero cristiano, sono i pilastri principali su cui si fondano tutte le Dichiarazioni, Convenzioni e Accordi sui diritti umani riconosciuti al livello internazionale.

Dunque, promuovere i nostri valori significa allo stesso tempo promuovere i diritti umani e viceversa. Questo punto di vista è fondamentale ancor più oggi, in un mondo nel quale agire contro il ‘politicamente corretto’, le mode odierne, ci rende tutti ‘classificati’ nella categoria dei pericolosi ‘cristiani’, ‘omofobi’, ‘terroristi’.

Tutti ce ne accorgiamo ogni giorno e in ogni contesto, oggi invece della materiale ‘stella di Davide’ con cui si usava riconoscere gli ebrei nel totalitarismo nazista, si ‘marchiano i credenti e non credenti’ con affermazioni pesantissime e indelebili.

Proprio in Francia ad esempio qualche giorno fa, lunedì 21 giugno a Saint-Cyr-au-mont d’Or, per ordine del Ministro Valls tutti i credenti che uscivano di Chiesa sono stati fermati, incluso il Parroco, per prevenire incidenti in vista dell’incontro con i Prefetti dello stesso Ministro.

Si potrebbe ricordare anche il pregiudizio che ha accompagnato l’intero pontificato di Benedetto XVI, sottoposto dal primo all’ultimo giorno ad una serie di attacchi mas mediatici che miravano ad oscurare l’intero insegnamento e guida.

Siamo sotto attacco, un attacco globale perché promuoviamo i diritti umani. Questo è il nostro problema ma è anche la nostra forza, la nostra opportunità.

Un autore a me caro, C.S.Lewis in un suo bellissimo romanzo amava ricordarci come ci trovassimo già un secolo fa in un ‘mondo che avanza all’indietro progressivamente’ e nel quale, direbbe Claudel, il ‘solo porsi (proporre qualcosa di vero) s’oppone’.

Di più, oltre all’arma della nostra fede e della evidenza naturale oggi abbiamo dalla nostra parte molte frecce, queste sono le convenzioni e le dichiarazioni universali che dobbiamo brandire sulla faccia dei ‘nuovi barbari’.

Ai nuovi ‘barbari’ ha voluto rispondere brillantemente la Duma con le sue leggi contro la propaganda, per tutelare le radici morali del popolo ma anche per prevenire (applicando il principio di precauzione) i possibili danni futuri. Grazie di questo bel segno di democrazia!

Ci troviamo di fronte, come nelle invasioni barbariche che scendevano a Roma, a gruppi e lobbies ‘insaziabili’ che chiedono ‘diritti insaziabili’ in contrasto con i diritti umani.

Questi diritti sono di per sé insaziabili, derivano da una ideologia chiara e fondata su teorie del secolo scorso (da Malthus all’eugenetica, dal costruttivismo e decostruttivismo al femminismo violento) che oggi riassumeremmo nella ‘teoria gender’ e/o della ‘eugenetica eutanasica’.

La lobby abortista (IPPF) e quella eugentica/eutanasica (Marie Stops) lavorano insieme e insieme hanno un solo scopo: ridurre l’umanità e i popoli a une nuove forma di schiavitù. Promuovere la famiglia, la natalità e la stabilità del matrimonio è una battaglia di coerenza con i nostri valori, una sfida per la società naturale e per il diritto internazionale, ed infine una battaglia per riaffermare l’ecologia umana contro le nuove schiavitù.

E’ ovvio che chi chiede e ottiene il matrimonio, poi esiga l’adozione, la PMA e l’utero in affitto, l’abbassamento del cosenso per sesso con minori (pedofilia), la poligamia e l’educazione scolastica che favorisca nuove generazioni.

Mi amareggia che nessuna NGO internazionale si opponga a tutto ciò, né coloro che difendono i diritti dei fanciulli (Save the Children), né color che difendono le donne (da Amnesty International in giù). C’è bisogno di una nuova Fondazione che promuova i diritti umani e includa le radici religiose!

Questo desiderio irrefrenabile del ‘tutto e subito’ è parte della caratteristica consumistica applicata alla ideologia ‘gender’, ma anche alla enormità di soldi che alcune multinazionali, taluni Paesi occidentali e la stessa Unione Europa donano alle lobbies.

Tuttavia, oltre alla libertà dei popoli, oltre all’azione di coraggiosi politici, leader civili e religiosi, le stesse lobbies trovano pietre d’inciampo storiche e statistiche non indifferenti.

A tutto ciò si aggiunga che, come affermano gran parte delle Costituzioni delle democrazie moderne, lo Stato ‘riconosce’ la famiglia come cellula e pilastro fondamentale della società, nel riconoscere la famiglia, lo Stato affermano che la famiglia viene prima dello Stato e non viceversa.

Tutti i padri fondatori della moderna democrazia e dell’esperienza americano e molti dei loro primi presidenti ci insegnano un tratto fondamentale del ruolo della famiglia, soggetto di educazione per i figli alle virtù personali e civili.

Sino ad ora la democrazia ha retto sullo sviluppo del fattore famiglia, non è chiaro ma temo che distruggendo la famiglia si arriverà ad una involuzione della democrazia, una sua trasformazione verso una ‘aristocrazia’ e poi, necessariamente come nell’antica Grecia, ad uno scivolamento verso la tirannide. Lottare insieme per la famiglia è dunque lottare per la democrazia.

Questo è parte della storia della democrazia da sempre, da sempre infatti sin dalla storia romana, la famiglia è fondamento della società.

Oggi le stesse indagini statistiche e sociologiche fanno emergere non solo i problemi comportamentali dei ‘figli adottati’ dalle coppie, evito di citare la enorme frequenza di ‘divorzi’ tra coppie, ma anche la stretta relazione tra ‘stabilità famigliare’ e ‘coesione sociale’. In una parola, più la famiglia è promossa (anche a livello fiscale) e maggiore è la sua stabilità. Più la stabilità cresce e maggiormente il ‘fattore famiglia’ crea e sviluppa la coesione sociale del Paese. Tutte le più recenti indagini sulla coesione sociale nella Ue ci dimostrano questo fatto della realtà, dove la famiglia è valorizzata la coesione sociale sta resistendo anche alla crisi economica, dove si affievoliscono i legami famigliari o entrano politiche distruttive della famiglia, la tenuta sociale è in pericolo grave e il futuro delle generazioni a rischio.

Dunque la nostra comune battaglia è necessaria e indispensabile. La facciamo con audacia, fiducia e dedizione perché crediamo nell’Unico Signore, perché promuoviamo i diritti umani, la natura umana e la società civile, la storia dell’umanità e vogliamo ‘preparare un futuro di benessere per la futura umanità’.

E’ necessario però che abbiamo la comune consapevolezza non solo delle armi ideologiche e delle tattiche dei ‘nuovi barbari’, identiche in ogni Paese, ma anche dell’ampiezza geografica e ‘multilivello’ della sfida.

L’attacco è globale:

- si vuole arrivare prima della fine del mandato di Obama ad una dichiarazione universale o un documento di valore universale sui diritti e sulla equivalenza. L’esempio della ridicola scelta di Ambasciatori Usa deve farci pensare non solo alla umiliazione della politica estera americana ma anche alle reali intenzioni di agire a livello ONU;

- si vuole agire usando tutti gli strumenti, agendo sui parlamenti e governi ma anche attraverso ambigue o esplicite sentenze della magistratura nazionale, delle Corti Internazionali o opinioni della Commissione di Venezia;

- si usano i mass media, soprattutto le trasmissioni televisive apparentemente innocue e le fasce orarie permesse ai bambini, per far penetrare il messaggio della normalità gender;

- si vuole ad ogni costo, talvolta anche violando la legge interna e i diritti umani universali, come è accaduto in Francia, far tacere e imbavagliare l’enorme società civile che afferma la verità della natura e del diritto.

Dobbiamo reagire insieme, imparare gli uni dagli altri e organizzare insieme una forte, preparata e audace risposta comune, in Europa e nel mondo intero. Per questo scopo, nel rispetto del principio di sussidiarietà delle iniziative nazionali e internazionali già in atto, ho dato vita alla Fondazione “Novae Terrae” per la promozione dei diritti umani. Una Fondazione che spero vedrà la partecipazione di ONG e politici di diverse estrazioni religiose, ex magistrati e team di avvocati. Una Fondazione di servizio, che vuole semplicemente mettersi al servizio per creare occasioni di incontro, raccogliere esperienze, aiutare chi subisce attacchi o vuole promuovere politiche di natalità e famigliari e pensare insieme strategie di breve, medio e lungo periodo.

Una Fondazione di servizio che riempia quello spazio di credibilità che le grandi ONG hanno perso completamente con i loro silenzi e i loro compromessi con le lobbies, pro-aborto e pro-eutanasia.

Tutto ciò è in quel ‘già e non ancora’ proprio della nostra comune radice cristiana, abbiamo sperimentato alla Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa che con coraggio e determinazione è ‘già’ possibile affermare i nostri valori e riproporli come diritti umani genuini. Ora la coscienza delle sfide comuni ci chiede di assumere una nuova responsabilità. E’ tempo di rilanciare la sfida al ‘mondo frantumato’ e alla nuova ‘tirannia’ dell’occidente, così ben descritta dal Aleksandr Solzenicyn. Coraggio!

Grazie della attenzione e scusatemi se vi ho annoiato,

  

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